
Articolo specialistico palato
Allenare il velo palatinoCome il palato molle torna a collaborare
Il velo palatino è muscolatura che lavora a ogni respiro, a ogni deglutizione e a ogni parola, e nel farlo ventila anche il tuo orecchio medio. Qui scopri cosa significa un «velo palatino flaccido», cosa possono fare gargarismi, canto, didgeridoo e interventi chirurgici e come coinvolgere di nuovo il velo nella vita quotidiana attraverso respirazione, deglutizione ed equilibrio della testa.
Ti suona familiare?
L’ugola pende in basso e di notte diventa rumorosa?
Cosa vale per te?
Tocca ciò che vale per te.
Se due o più punti ti riguardano, vale la pena guardare lo schema nel suo insieme. Un velo palatino che appare flaccido è, secondo noi, di norma la conseguenza del fatto che nella vita quotidiana è troppo poco coinvolto nei suoi compiti. Questo si può allenare.
Causa o conseguenza?Esercizi a confrontoL’essenziale in breve
- Il velo palatino, detto anche palato molle o velum, è una valvola formata da cinque muscoli. Commuta tra naso e bocca, durante la deglutizione chiude lo spazio nasale, dà forma al linguaggio e apre la tromba di Eustachio.
- Un «velo palatino flaccido» è, secondo noi, di norma la conseguenza di una funzione alterata: respirazione orale, lingua in posizione bassa, sequenza di deglutizione imprecisa. I muscoli che non vengono usati perdono tensione.
- Gargarismi, canto o didgeridoo fanno lavorare i muscoli, ma non cambiano lo schema nella vita quotidiana. L’allenamento FaceFormer coinvolge di nuovo il velo attraverso depressione, deglutizione, posizione di riferimento della lingua e respirazione nasale.
Video
Intervento al velo palatino o allenamento? I collegamenti
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Fondamenti
Cos’è il velo palatino
Chi cerca «allenare il velo palatino» intende la parte posteriore mobile del palato. Non è un’appendice, ma muscolatura con diversi compiti.
Fai scorrere la punta della lingua lungo il palato verso dietro. Davanti senti l’osso, il palato duro. È allo stesso tempo il pavimento del naso. Dove finisce l’osso diventa morbido. Qui inizia il velo palatino. Pende libero all’indietro nella faringe e al centro termina nell’ugola.
Il velo separa due vie che si incrociano nella faringe: la via aerea dal naso e la via alimentare dalla bocca. Il palato duro separa questi spazi nello spazio. Il velo palatino li separa nel tempo, a seconda che tu stia respirando, deglutendo o parlando.

Come una vela sull’albero
Una vela pende floscia finché non c’è trazione e si tende non appena le cime lavorano. Nel velo palatino le cime sono muscoli. Se appare teso o flaccido dipende quindi meno dal tessuto che dal fatto che le cime vengano usate.
Struttura
Cinque muscoli, una chiusura
Il velo palatino è formato da una lamina di tessuto tendineo e da cinque muscoli. Ognuno tira da una direzione diversa.
L’elevatore
Tira il velo indietro e verso l’alto contro la parete faringea. È il vero muscolo di chiusura verso il naso.
Il tensore
Tende il velo in una superficie compatta e durante la deglutizione apre la tromba di Eustachio, il canale verso l’orecchio medio.
Il muscolo dell’ugola
Un sottile fascio al centro. Accorcia e ispessisce il velo e rende ermetica la chiusura.
Il muscolo palatoglosso
Va dal velo al dorso della lingua. Abbassa il velo, solleva il dorso posteriore della lingua e li collega.
Il muscolo palatofaringeo
Va dal velo alla parete laterale della faringe, abbassa il velo e restringe la faringe lateralmente.
Una rassegna della Illinois State University descrive la chiusura tra bocca e naso come una valvola muscolare. Si estende dalla fine del palato duro fino alla parete posteriore della faringe e comprende le pareti laterali della faringe. Oltre ai muscoli del velo collaborano i muscoli della parete faringea1. La chiusura nasce quindi come un anello da più direzioni, non da un singolo muscolo.
Il velo palatino non è un lembo nella faringe. È una valvola fatta di muscoli.E i muscoli mantengono la tensione che i loro compiti quotidiani richiedono.
Respirazione e deglutizione
Cosa fa il velo palatino nella respirazione e nella deglutizione
Il velo passa continuamente da una posizione all’altra. Quale assume dipende da ciò che stai facendo.
Respirazione tranquilla dal naso
- Il velo pende verso il basso e poggia sul dorso posteriore della lingua
- La via verso il naso è libera, la via verso la bocca è chiusa
- Le labbra sono chiuse, la lingua poggia sul palato
Deglutizione
- Il velo si solleva e si appoggia alla parete posteriore della faringe
- Lo spazio nasale è chiuso, nulla risale nel naso
- La tromba di Eustachio si apre per un istante
Il velo passa da una posizione all’altra a ogni deglutizione, da molte centinaia a mille volte al giorno.
Quali muscoli guidano il velo dipende dalla via respiratoria. Un gruppo di lavoro di Denver ha misurato in otto uomini sani l’attività muscolare con elettrodi sottili direttamente nel tessuto. Il muscolo palatoglosso era più attivo con la respirazione nasale che con quella orale. Per l’elevatore era il contrario2. Gli autori concludono che l’interazione dei due muscoli contribuisce a determinare se si respira dal naso o dalla bocca.

Questo si accorda con un’immagine semplice. Con la respirazione nasale il velo mantiene il contatto con il dorso della lingua e chiude la bocca posteriormente. Con la respirazione orale viene sollevato, così che il naso sia chiuso. Chi per anni respira con la bocca usa, secondo noi, il secondo schema come impostazione di base. Il contatto tra velo e lingua si perde.
Parola e orecchio
Parola e compensazione della pressione: altri due compiti
La stessa valvola dà forma al suono della tua voce e ventila il tuo orecchio medio.
Tappati il naso e di’ lentamente «mamma», poi «papà». Cosa noti?
senza disturbi del linguaggio, in uno studio dell’Illinois, parlando utilizzavano solo la parte inferiore della forza che l’elevatore raggiungeva soffiando con forza4
hanno parlato, soffiato e deglutito in uno studio di Osaka. Durante la deglutizione, in tutte e cinque lavoravano parti dell’elevatore diverse rispetto a quando parlavano e soffiavano3
La chiusura durante la deglutizione è innata, quella durante la parola viene appresa, sottolineano gli autori di Osaka. Per l’allenamento significa: un esercizio che impegna il velo con suoni o soffiando non allena automaticamente la chiusura durante la deglutizione.
Dal rinofaringe la tromba di Eustachio porta all’orecchio medio. Questo canale compensa la pressione dell’aria dietro il timpano ed è normalmente chiuso. Quando deglutisci e sbadigli, il tensore del velo palatino lo apre per un istante. Ogni deglutizione è quindi anche una piccola compensazione della pressione.
hanno ricevuto a Pittsburgh una paralisi del tensore su un lato. In seguito la pressione di apertura e la cedevolezza della tromba di Eustachio sono cambiate nettamente5
su 20 persone con otite media, a Roma, hanno mostrato sul lato interessato una ridotta attività del tensore durante la deglutizione6
Sono entrambe piccole indagini, una delle quali sull’animale. Mostrano però che questo muscolo contribuisce a determinare la meccanica della tromba di Eustachio. Di più in Pressione alle orecchie e compensazione e Otite media nei bambini.
La catena causale
«Velo palatino flaccido»: causa o conseguenza?
Nei referti si legge spesso che il velo palatino è flaccido o che l’ugola è troppo lunga. Questo descrive ciò che si vede. Perché sia così, non lo dice.
Secondo noi, un velo palatino flaccido di norma non è la causa, ma la conseguenza. I muscoli che non sono coinvolti nella loro funzione non vengono usati e perdono tensione. Se la lingua è in posizione bassa, la bocca è aperta e la sequenza di deglutizione non è pulita, al velo manca proprio il lavoro che lo mantiene in forma.

Lo schema si altera
La bocca è aperta, la lingua è in posizione bassa, la testa si sposta in avanti. Spesso inizia presto, per esempio con ciuccio o biberon.
Il corpo compensa
Il velo viene sollevato per chiudere il naso e perde il contatto con il dorso della lingua. Il sistema nervoso memorizza questa compensazione come schema preferito.
Il tessuto si adegua
Ciò che non è coinvolto nel suo compito non viene usato e perde tensione. Velo e ugola appaiono lunghi e flaccidi.
Arrivano i disturbi
Nel sonno il velo vibra e diventa rumoroso. Possono essere coinvolte anche deglutizione, voce e ventilazione delle orecchie. Quando e in che misura dipende da entità, durata ed età.
Anche l’equilibrio della testa entra in gioco. Osso ioide, laringe e faringe sono sospesi in una rete di muscoli che parte dalla base del cranio e dalla mandibola. Se la testa si sposta in avanti, cambiano le direzioni di trazione in questa rete e con esse la situazione di partenza da cui lavora il velo.
Per questo un velo palatino flaccido raramente è isolato: spesso è accompagnato da respirazione orale e da una lingua in posizione bassa. Dove deve stare la lingua lo leggi in Posizione di riposo e posizione di riferimento della lingua.
Una vela non si tende perché ci si tira. Si tende perché viene usata.Decisivo è quindi coinvolgere di nuovo il velo palatino in respirazione, deglutizione ed equilibrio della testa.
Russamento
Velo palatino e russamento
Nel sonno il tono di base dei muscoli si abbassa. Il velo diventa più morbido, la faringe più stretta, e ogni inspirazione tira le pareti morbide.
Se la faringe si restringe, l’aria deve passare più velocemente. Il tessuto morbido inizia a vibrare, e questa vibrazione la senti come russamento. Nelle indagini il velo palatino è regolarmente coinvolto, ma raramente da solo.
Se la bocca è aperta, mandibola e lingua scivolano all’indietro. Secondo noi il velo perde allora il suo appoggio sul dorso della lingua e vibra più liberamente. Per questo con la bocca aperta spesso il rumore aumenta.

su 52 persone con russamento o apnea notturna hanno mostrato, in un’endoscopia del sonno a Pechino, una vibrazione del velo palatino, esaminata nel sonno indotto con farmaci7
hanno mostrato inoltre una vibrazione della parete laterale della faringe. In molte persone vibravano anche altri punti, soprattutto in caso di apnea notturna marcata7
Che le vie aeree restino aperte grazie a un’interazione lo ha mostrato un gruppo di lavoro di Chicago su otto persone con apnea notturna. Ogni pausa respiratoria iniziava quando l’elevatore, il muscolo palatoglosso e il grande muscolo della lingua erano contemporaneamente al minimo dell’attività. Terminava solo quando tutti e tre raggiungevano insieme il loro massimo8. Non decide un singolo muscolo, ma lo schema. Come inquadriamo il russamento nel suo complesso lo leggi in Russamento e apnea notturna.
Se a causa di un’apnea notturna usi un apparecchio CPAP o un bite, non sospendere né l’uno né l’altro di tua iniziativa. L’allenamento può essere iniziato in parallelo. Se in seguito qualcosa potrà cambiare lo mostrerà una misurazione di controllo nel laboratorio del sonno, da decidere insieme al tuo medico del sonno. Chiudere la bocca con il nastro durante la notte non lo consigliamo; il perché lo leggi in Mouth taping.
Inquadrare gli esercizi
Esercizi per il velo palatino: cosa fanno gargarismi, canto e didgeridoo
In rete si trovano molti esercizi per il velo palatino. Quelli più noti hanno un fondo di verità: fanno lavorare i muscoli della faringe.
Gargarismi
La base della lingua si solleva, il velo lavora contro il flusso d’aria. Ci si esercita con la testa inclinata all’indietro, quindi proprio non nell’equilibrio della testa della vita quotidiana. Uno studio sui gargarismi contro il russamento non lo conosciamo.
Suoni «ng» e vocali
Nel suono «ng» come in «gong» il velo poggia sul dorso della lingua, con la «a» che segue si solleva. Esercizi di questo tipo provengono dalla logopedia.
Canto
In uno studio pilota di Exeter 20 persone che russano si sono esercitate nel canto per tre mesi, 20 minuti al giorno. Il russamento è diminuito in media; un gruppo di controllo non c’era12.
Didgeridoo
Suonando si espira contro una resistenza. A Zurigo 25 persone con apnea notturna moderata si sono esercitate per quattro mesi, quasi sei giorni a settimana, per circa 25 minuti11.
pause respiratorie e respiri superficiali in meno rispetto al gruppo in lista d’attesa avevano i suonatori di didgeridoo dopo quattro mesi. La stanchezza diurna è diminuita11
è diminuito a San Paolo il numero di pause respiratorie e respiri superficiali in 16 persone dopo tre mesi di esercizi per lingua, velo palatino e parete faringea. Nel gruppo con esercizi fittizi non è cambiato nulla9
è diminuito in 19 persone che russano il numero di russamenti forti dopo tre mesi di esercizi per bocca e faringe10
Una revisione Cochrane, una forma particolarmente rigorosa di valutazione degli studi, ha riunito nel 2020 nove studi randomizzati con 347 partecipanti. Rispetto a esercizi fittizi, esercizi di questo tipo hanno probabilmente ridotto la stanchezza diurna, osservata per un periodo da due a quattro mesi. L’affidabilità andava da moderata a molto bassa13. Nessuno di questi studi ha esaminato il FaceFormer.
Esercizio isolato per il velo palatino
- Allena singoli muscoli per la durata dell’esercizio
- Lavora con suoni, soffio o testa inclinata all’indietro
- Deglutizione, posizione di riferimento della lingua e respirazione nasale non vengono coinvolte in modo mirato
- Nella vita quotidiana il vecchio schema rimane
Allenamento FaceFormer
- Esercita chiusura delle labbra, lingua, respirazione nasale, deglutizione ed equilibrio della testa in un’unica sequenza
- Il velo lavora nel suo compito innato, la chiusura durante la deglutizione
- Bocca chiusa, lingua sul palato, velo sul dorso della lingua: la posizione che deve valere nella vita quotidiana
- L’obiettivo è uno schema che si svolga senza pensarci
Entrambe le vie fanno lavorare i muscoli. Si differenziano nel fatto che questo lavoro si trasferisca o meno nella vita quotidiana.
Secondo noi, l’allenamento muscolare isolato quindi non basta. Didgeridoo, canto o suoni possono tonificare i muscoli, ma le cause restano finché respirazione orale, lingua bassa e una sequenza di deglutizione alterata determinano la vita quotidiana. E poiché la deglutizione usa parti dell’elevatore diverse da quelle usate per parlare e soffiare, vale questo: chi vuole modificare la chiusura durante la deglutizione deve esercitare la deglutizione.
Inquadrare i trattamenti
Intervento al velo palatino: irrigidire, accorciare, laser
Quando russamento o pause respiratorie partono dal velo palatino, spesso viene proposto un intervento. Esistono diverse procedure.
Uvulopalatofaringoplastica (UPPP)
Vengono rimosse parti del velo palatino e dell’ugola e vengono tesi gli archi palatini, spesso insieme alle tonsille palatine.
Uvulopalatoplastica laser-assistita (LAUP)
L’ugola e il bordo del velo vengono accorciati con il laser. La cicatrice che si forma dovrebbe irrigidire il velo.
Radiofrequenza
Tramite una sonda si riscalda il tessuto nel velo. Si cicatrizza, si retrae e diventa più compatto.
Quanto bene funzioni un intervento dipende molto dalla selezione. In uno studio randomizzato presso il Karolinska Institutet di Stoccolma, 65 persone selezionate con apnea notturna da moderata a grave sono state operate subito oppure sei mesi più tardi. Dopo la UPPP l’indice di apnea-ipopnea, cioè il numero di pause respiratorie e respiri superficiali per ora di sonno, è diminuito in media del 60 percento, nel gruppo in lista d’attesa dell’11 percento. Non si sono verificate complicanze gravi16.
con assegnazione casuale ha trovato una revisione svedese del 2009 sui benefici di questi interventi. Per laser e radiofrequenza non hanno dimostrato alcun beneficio su stanchezza diurna, pause respiratorie, qualità della vita o russamento15
ha avuto, negli studi osservazionali analizzati, effetti collaterali persistenti dopo UPPP o uvulopalatoplastica, soprattutto difficoltà di deglutizione, sensazione di nodo in gola e una voce modificata15
All’Università di Ulm, nel 1989, dopo la UPPP il volume del russamento è diminuito di 20-30 decibel nelle persone che russavano, e solo di poco nelle persone con apnea notturna. L’autore ne ha concluso che l’intervento non aiuta se il restringimento non si trova all’altezza del velo palatino14.
Un intervento modifica la forma. Non modifica lo schema che di notte fa cedere la faringe.Il tessuto del velo ha compiti nella deglutizione, nella parola e nella compensazione della pressione. Ciò che è stato rimosso non si può più allenare.
Secondo noi la funzione va considerata prima della decisione per un intervento. Il tessuto accorciato o rimosso non si può recuperare, mentre l’allenamento si può iniziare prima di qualsiasi intervento e proseguire dopo. Un intervento può avere senso in casi selezionati. Se alla fine si opera comunque lo decidi con il tuo studio di otorinolaringoiatria. Una panoramica la offre FaceFormer e altri trattamenti.
Allenamento
Allenare il velo palatino con il FaceFormer
«Allenare il velo palatino» in modo mirato significa per noi coinvolgere di nuovo il velo nei compiti per cui è fatto. Questo avviene attraverso depressione, sequenza di deglutizione, posizione di riferimento della lingua e respirazione nasale.
Il FaceFormer si trova nel vestibolo orale, dietro le labbra e davanti ai denti. La punta della lingua poggia sul punto di riferimento dietro gli incisivi superiori, respiri dal naso, la testa è dritta e in equilibrio. Nell’esercizio di base stringi il cuneo labiale, serri brevemente i denti e deglutisci una volta. Il video mostra l’esercizio di trazione, in cui in più si tira.
A ognuna di queste deglutizioni il velo palatino lavora nel suo compito innato e in condizioni quotidiane: bocca chiusa, lingua sul palato, naso libero, testa in equilibrio. Così non viene rinforzato in modo isolato, ma torna a essere usato. L’obiettivo è che con il tempo questo schema si svolga anche tra un esercizio e l’altro e durante il sonno.
Uno schema non cambia perché lo si capisce, ma attraverso una ripetizione precisa e frequente. Per questo ti alleni tre volte al giorno per pochi minuti.
L’app gratuita FaceFormer ti guida negli esercizi di base. Tutti i moduli, tra cui l’esercizio di trazione e la rotazione per l’equilibrio della testa, li trovi nelle pagine degli esercizi.

- Dal giorno 1
Esercizio di base
Tre volte al giorno per pochi minuti con il FaceFormer ZERO, le ripetizioni le aumenti settimana dopo settimana.
- Da circa la settimana 3
Esercizio di trazione e notte
Si aggiunge l’esercizio di trazione. Di notte porti il FaceFormer ZERO, non appena l’esercizio di base è consolidato.
- Dopo alcune settimane
Passaggio al ONE
Di giorno ti alleni con il FaceFormer ONE, delle stesse dimensioni dello ZERO, solo in materiale più rigido.
- Nell’arco di mesi
Lo schema si svolge da solo
Perché le nuove sequenze si svolgano senza pensarci, il manuale degli esercizi calcola da sei a dodici mesi.
Sull’allenamento FaceFormer in sé, per il russamento esiste finora un’osservazione pilota senza gruppo di controllo, presentata nel 2004 come poster. Quali studi esistono e cosa manca ancora lo trovi in Studi e scienza.
Vita quotidiana
Coinvolgere il velo palatino nella vita quotidiana
Labbra chiuse, naso aperto
Tranne quando parli e mangi, le labbra si toccano rilassate. Così il velo poggia sul dorso della lingua e l’aria passa dal naso.
Lingua al punto di riferimento
La punta della lingua poggia dietro gli incisivi superiori, senza premere. Il dorso della lingua segue durante la deglutizione.
Deglutire consapevolmente
Ogni tanto deglutisci consapevolmente con le labbra chiuse e un breve contatto tra i denti. È il movimento con cui il velo chiude lo spazio nasale.
Pressione alle orecchie
In aereo o in ascensore a molte persone aiuta appoggiare la punta della lingua e deglutire consapevolmente alcune volte. Nel farlo il tensore del velo apre la tromba di Eustachio.
Testa in equilibrio
Sistema schermo e sedia in modo che la testa sia in equilibrio sopra il corpo.
Cantare volentieri, come complemento
Chi ama cantare può continuare a farlo. Solo che non sostituisce l’allenamento delle funzioni di base.
Aumentare con cautela
Se all’inizio lingua o faringe si affaticano, riduci le ripetizioni e aumenta più lentamente. La costanza conta più della forza.
Domande
Domande frequenti
Si può allenare il velo palatino?
Sì. Il velo palatino è fatto di muscoli, e i muscoli adattano la loro tensione a ciò che viene loro richiesto. Secondo noi conta meno l’esercizio di forza isolato che il coinvolgimento in respirazione, deglutizione ed equilibrio della testa. È proprio questo che esercita l’allenamento FaceFormer.
Quali esercizi esistono per il velo palatino?
Sono diffusi i gargarismi, i suoni «ng» alternati a vocali, il canto e il didgeridoo. Fanno lavorare i muscoli della faringe; per canto e didgeridoo esistono piccoli studi. Secondo noi non bastano finché respirazione orale, lingua bassa e una sequenza di deglutizione alterata determinano la vita quotidiana.
Cosa significa un velo palatino flaccido?
Velo palatino e ugola appaiono morbidi e lunghi e nel sonno vibrano facilmente. Secondo noi questo è di norma la conseguenza del fatto che il velo nella vita quotidiana viene usato troppo poco, per esempio con la respirazione orale o con la lingua in posizione bassa.
L’allenamento del velo palatino aiuta contro il russamento?
Gli studi sugli esercizi di bocca e faringe mostrano che il russamento può essere influenzato dall’allenamento, però con programmi diversi dall’allenamento FaceFormer e su periodi brevi. L’allenamento mira alle funzioni di base. Un miglioramento del russamento è, secondo noi, una conseguenza frequente, non una promessa.
Quando ha senso un intervento al velo palatino?
In persone selezionate con apnea notturna, il cui punto di restringimento si trova al velo palatino, una uvulopalatofaringoplastica può ridurre nettamente le pause respiratorie. Per laser e radiofrequenza manca una prova di beneficio solida. Gli effetti collaterali persistenti non sono rari. Secondo noi l’allenamento della funzione va considerato prima di questa decisione, perché ciò che è stato rimosso non si può più allenare. Se operare lo decidi con il tuo studio di otorinolaringoiatria.
Cosa c’entra il velo palatino con le orecchie?
Il tensore del velo palatino apre per un istante la tromba di Eustachio a ogni deglutizione e quando sbadigli, compensando così la pressione nell’orecchio medio. Una sequenza di deglutizione imprecisa può quindi, secondo noi, influire anche sulla ventilazione delle orecchie.
Quanto tempo ci vuole per allenare il velo palatino?
Uno schema cambia attraverso la ripetizione. Il manuale degli esercizi calcola da sei a dodici mesi perché i nuovi schemi si svolgano senza pensarci; poi segue un allenamento di mantenimento. La rapidità con cui noti dei cambiamenti è individuale.
Posso allenarmi anche se uso un apparecchio CPAP?
Sì, l’allenamento può essere iniziato in parallelo alla ventilazione a pressione positiva. L’apparecchio non va sospeso di tua iniziativa. Se in seguito potrà essere ridotto lo mostrerà una misurazione di controllo nel laboratorio del sonno, e lo decidi insieme al tuo medico del sonno.
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Come proseguire

Fonti
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L’allenamento FaceFormer mira a riportare le funzioni di base respirazione, deglutizione ed equilibrio della testa a un assetto fisiologico, con chiusura della bocca e posizione di riferimento della lingua, e crea così il presupposto perché i disturbi possano migliorare. Non sostituisce una valutazione medica. Terapiste e terapisti vicino a te li trovi nell’elenco dei terapisti.










