Paralisi della bocca e del viso dopo un ictus: riorganizzare deglutizione, parola e chiusura della bocca

Articolo specialistico deglutizione

Paralisi della bocca e del visoriorganizzare dopo l’ictus

L’angolo della bocca pende, bevendo esce qualcosa, le parole suonano impastate e deglutire è diventato faticoso. Qui scopri che cosa cambia un ictus in bocca, lingua e faringe, perché gli schemi sono nascosti e non persi e come un allenamento guidato può integrare la riabilitazione.

Ti suona familiare?

Che cosa è cambiato dopo l’ictus nella bocca?

Che cosa vale per te o per il tuo familiare?

Tocca ciò che vale per te.

Molti di questi segni sono collegati. Non riguardano singoli muscoli, ma la sequenza di respirazione, deglutizione ed equilibrio della testa che il cervello controlla. Proprio lì interviene la riabilitazione. Se uno di questi segni compare all’improvviso per la prima volta, chiama il numero di emergenza 112.

Che cosa succede nella deglutizioneCome si svolge l’allenamento
Questo non sostituisce una visita. Ti mostra solo dove puoi continuare a leggere in questo articolo.

L’essenziale in breve

  • Dopo un ictus bocca, lingua, palato e faringe sono spesso coinvolti. Disturbi della deglutizione, parola impastata, perdita di saliva e bocca aperta sono tra le conseguenze più frequenti.
  • In una paralisi dovuta all’ictus nervi e muscoli del viso di regola sono intatti; a essere disturbato è il controllo da parte del cervello. Secondo noi gli schemi di movimento non sono cancellati, ma nascosti, e un allenamento con una guida chiara può aiutare a farli riemergere.
  • L’allenamento FaceFormer integra logopedia, fisioterapia e terapia occupazionale, in accordo con il team di cura. Esercita chiusura della bocca, posizione di riferimento della lingua, deglutizione e respirazione nasale in un’unica sequenza e quindi la triade di respirazione, deglutizione ed equilibrio della testa.

Video

Afasia: la perdita del linguaggio dopo un ictus spiegata dalle neuroscienze

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Conseguenze

Che cosa cambia un ictus in bocca e nel viso

Labbra, lingua e mascella occupano nel cervello un’area ampia, molto più grande della loro quota nel corpo. Se una parte del controllo viene a mancare, te ne accorgi in molti punti della vita quotidiana.

Emergenza: se all’improvviso un angolo della bocca pende, chiama subito il numero di emergenza 112, anche se i segni si attenuano. Questo vale soprattutto se si aggiungono debolezza a un braccio o a una gamba, parola impastata, disturbi della vista o dell’equilibrio. Inizi l’allenamento solo quando la causa è chiarita e il tuo team di cura è d’accordo.

Chiusura della bocca

Sul lato colpito le labbra non chiudono più bene. Senza una chiusura sicura della bocca anche la respirazione nasale diventa più difficile.

Saliva

La saliva si raccoglie nell’angolo della bocca e cola fuori, soprattutto chinandosi in avanti o nel sonno.

Guancia e lingua

Residui di cibo restano nella tasca della guancia, e la lingua non spinge più bene il boccone all’indietro.

Deglutizione

Ci si va più facilmente di traverso, si tossisce bevendo o si ha la sensazione che qualcosa resti bloccato.

Linguaggio

I suoni labiali e linguali risultano impastati, e la voce diventa più debole o roca.

Mimica e postura

Il sorriso diventa storto. Spesso anche la testa cade di lato o in avanti, perché tronco e nuca sono coinvolti.

44%

delle persone dopo un primo infarto cerebrale presentava un disturbo della deglutizione in un’analisi canadese di cartelle cliniche (221 casi, un centro), il 42 per cento una disartria, il 28 per cento entrambe1

Controllo

Non il nervo, il controllo: perché gli schemi sono nascosti

Dove nasce una paralisi determina che cosa significa. È questo che distingue la paralisi dopo un ictus dalla paralisi del nervo facciale.

Nell’ictus una parte del cervello non riceve più abbastanza sangue. Le cellule nervose in quella zona smettono di funzionare o lavorano in modo limitato. I muscoli del viso, i loro nervi e spesso anche la sensibilità di labbra e guance invece ci sono ancora. Manca il controllo che li porta nella sequenza giusta.

Poiché le vie nervose nel cervello si incrociano, è paralizzata la metà del viso opposta al lato del cervello colpito, soprattutto bocca e guancia. Di regola la fronte si riesce ancora ad aggrottare. Se è colpito il nervo facciale stesso, tutta la metà del viso non funziona. Lo descrive l’articolo Paralisi facciale.

Animazione: un coagulo di sangue chiude un vaso nel cervello. Oltre il restringimento manca ossigeno.
Animazione: un coagulo di sangue chiude un vaso nel cervello. Oltre il restringimento manca ossigeno.

Gli schemi non sono spariti, sono nascosti.Così lo descrive Dr. Klaus Berndsen nel libro «Trust the Triad». Un allenamento con una guida sensoriale chiara può aiutare a farli riemergere. Fin dove, dipende dalla sede e dall’entità del danno.

Dopo un danno il cervello può imparare di nuovo: altre aree assumono compiti, le connessioni vengono rimodellate. Le neuroscienze hanno descritto delle regole per questo: ciò che non viene usato si atrofizza. Ciò che deve essere appreso va esercitato esattamente come serve, spesso e con un’intensità sufficiente2. Per bocca e viso significa non rafforzare singoli muscoli, ma esercitare l’intera sequenza.

Deglutizione

Disturbo della deglutizione dopo un ictus: frequente e spesso inosservato

Deglutire è una sequenza ben ordinata di labbra, lingua, velo palatino, laringe e respirazione. Dopo un ictus perde spesso il ritmo.

da 37 a 78%

era la frequenza dei disturbi della deglutizione dopo un ictus in 24 studi analizzati. Più preciso era il metodo, più spesso venivano rilevati3

3 volteil rischio

di polmonite in caso di disturbo della deglutizione, e uno ancora nettamente più alto in caso di penetrazione accertata di cibo nelle vie aeree3

  1. La bocca non chiude

    Senza chiusura delle labbra manca la pressione negativa con cui il boccone viene portato bene all’indietro.

  2. La lingua lavora in basso

    Non forma più il boccone in un pacchetto e lo spinge nella faringe in modo incompleto.

  3. Il ritmo si sfasa

    Deglutizione e respirazione condividono la faringe. Se la deglutizione arriva troppo tardi, qualcosa può finire nella laringe.

  4. La reazione di protezione non scatta

    Se il riflesso della tosse è indebolito, non si tossisce. Si parla allora di aspirazione silente.

Per questo un disturbo della deglutizione va prima affidato al logopedista, che con degli esami chiarisce se e che cosa si può deglutire in sicurezza. Secondo noi l’obiettivo resta comunque chiaro: allenare di nuovo lo schema di deglutizione corretto. Anche in un disturbo neurologico della deglutizione l’allenamento FaceFormer si può utilizzare come integrazione, in accordo con il team di cura. Di più sulla sequenza nell’articolo Deglutizione e disfagia.

Parola e saliva

Parola impastata, saliva, sorriso storto: un’origine comune

Ciò che sembra un insieme di tanti problemi separati dipende dagli stessi muscoli e dallo stesso controllo.

Disturbo della parola

Nella disartria il linguaggio nella mente è intatto, ma labbra, lingua e velo palatino non eseguono più con precisione i suoni. Va distinta dall’afasia, in cui è disturbato il trovare e comprendere il linguaggio.

Perdita di saliva

Di solito non si produce troppa saliva: viene deglutita troppo di rado e in modo poco preciso. Se in più manca la chiusura delle labbra, cola fuori.

Bocca aperta

Una bocca che a riposo resta aperta sposta la respirazione sulla bocca. Le mucose si seccano, la lingua scende e deglutire diventa ancora più difficile.

Equilibrio della testa

Se la testa cade in avanti, cambia la posizione di osso ioide e laringe. Ciò rende ancora più difficili deglutizione e parola.

Un lavoro svedese ha seguito otto persone da 7 a 14 mesi dopo un ictus, che si sono esercitate due volte al giorno per cinque minuti con una placca vestibolare. La forza delle labbra e la capacità di creare pressione negativa in bocca sono aumentate. I partecipanti di entrambi i gruppi, dopo ictus e con paralisi del nervo facciale, hanno riferito meno fuoriuscita di saliva e meno residui di cibo nella guancia4. Il gruppo era piccolo, non c’era un gruppo di controllo, e anche qui si trattava di un dispositivo diverso dal FaceFormer.

Come deglutizione, voce e postura interagiscono lo descrive anche l’articolo sul Parkinson, in cui sono colpite sequenze simili. Sulla voce in sé vedi Raucedine e voce.

Riabilitazione

La riabilitazione è lavoro di squadra

Dopo un ictus collaborano diverse discipline. Ognuna ha il suo posto, e nessuna sostituisce l’altra.

La logopedia tratta deglutizione, parola e movimenti del viso e stabilisce quale alimentazione è sicura. La fisioterapia lavora su tronco, postura e cammino e quindi sulla base su cui lavorano testa e bocca. La terapia occupazionale esercita le azioni quotidiane come mangiare e l’igiene personale.

La neurologia e il medico di famiglia trattano la causa e seguono il decorso. La terapia FaceFormer non sostituisce nessuno di questi elementi. Offre alla bocca un programma di esercizi che si svolge ogni giorno tra un appuntamento e l’altro.

In fisioterapia i movimenti vengono guidati e ripetuti. Lo stesso principio vale per bocca e viso.
In fisioterapia i movimenti vengono guidati e ripetuti. Lo stesso principio vale per bocca e viso.
  1. Ospedale per acuti

    Causa e sicurezza

    Diagnosi, trattamento della causa, primo esame della deglutizione. Qui conta la sicurezza, non l’allenamento.

  2. Riabilitazione

    Esercitarsi in modo mirato

    Logopedia, fisioterapia e terapia occupazionale lavorano in modo intensivo. L’allenamento FaceFormer può aggiungersi in accordo con il team.

  3. A casa

    Ogni giorno

    Ciò che è iniziato in riabilitazione deve proseguire nella vita quotidiana. Brevi sessioni quotidiane sostengono lo schema nel corso dei mesi.

Non sospendere né modificare di tua iniziativa trattamenti e diete prescritti dal medico. L’allenamento si può combinare con logopedia, fisioterapia e terapia occupazionale. In caso di malattie degenerative come la SLA, il Parkinson avanzato o una paralisi bulbare ti alleni solo dopo un consulto medico.

Principio

Movimento guidato: ciò che la riabilitazione conosce dal camminare

Dopo un ictus molte persone imparano di nuovo a camminare con apparecchi che guidano il movimento. Secondo noi questo principio si può trasferire alla bocca.

101Studi

con 4.224 persone dopo un ictus sono stati analizzati da Cochrane sull’allenamento del cammino con apparecchi elettromeccanici. Insieme alla fisioterapia, i partecipanti hanno riacquistato probabilmente più spesso la capacità di camminare in autonomia. L’allenamento del cammino è un metodo diverso e non dimostra nulla per il FaceFormer5

Come un corrimano per il movimento

Nell’allenamento guidato del cammino l’apparecchio indica il percorso e la persona collabora attivamente. A ogni passo il cervello riceve un segnale pulito e sempre uguale, e lo schema può tornare a essere la normalità. Il cuneo labiale del FaceFormer è un corrimano di questo tipo per la bocca: una forma stabile, una resistenza definita, una direzione di pressione che si ripete ogni volta allo stesso modo.

Labbra e viso sono tra le regioni più sensibili del corpo. I loro segnali raggiungono nel tronco encefalico i centri di controllo per mimica, lingua, masticazione e deglutizione. Per questo l’allenamento non esercita mai solo le labbra. Chiusura della bocca, posizione di riferimento della lingua, deglutizione, respirazione nasale ed equilibrio della testa si svolgono in un’unica sequenza. Anche se all’inizio le labbra forniscono solo un segnale debole, lingua, palato, faringe e nuca sostengono anch’essi lo schema.

Non conta la forza, ma uno schema pulito, ripetuto con precisione molte volte.Uno schema non cambia con la comprensione, ma con una ripetizione precisa e frequente. Bisogna perseverare, può valerne la pena.

Evidenze

Allenamento orale dopo un ictus: che cosa è stato verificato

Sul FaceFormer nell’ictus non esiste uno studio specifico. Lavori indipendenti su forme di allenamento simili mostrano però che bocca e deglutizione possono rispondere all’allenamento.

30persone

dopo un ictus con disturbo della deglutizione si sono esercitate in Svezia per almeno cinque-otto settimane con una placca vestibolare. La forza delle labbra e la capacità di deglutizione sono aumentate nettamente, con e senza paralisi facciale. L’analisi era retrospettiva, senza gruppo di controllo, e la placca vestibolare è un dispositivo diverso dal FaceFormer6

10persone

dopo un ictus hanno premuto per otto settimane la lingua contro il palato. La forza della lingua e la pressione di deglutizione sono aumentate, e i liquidi sono finiti più di rado nelle vie aeree. Non c’era un gruppo di controllo7

Gli autori del lavoro svedese ritengono più probabile che il successo sia dovuto alla stimolazione sensomotoria e alla capacità di apprendimento del sistema nervoso che al rafforzamento delle labbra in sé6. Questo è coerente con il nostro modello. Una revisione sistematica sulla paralisi facciale dopo una lesione cerebrale ha trovato 16 lavori, di cui tre con placche vestibolari, e ha chiesto più studi prima di poter trarre conclusioni sicure8.

Lo diciamo apertamente: gli studi sono piccoli, e nessuno ha esaminato il FaceFormer. Dalla mancanza di una ricerca però non deriva che il legame non esista. Ne deriva che non è stato verificato. Che cosa è stato studiato sul FaceFormer all’ISST e in altri lavori lo trovi nella pagina Studi e scienza.

Allenamento

Come può essere l’allenamento dopo un ictus

Le paralisi nella zona della bocca e del viso rientrano negli ambiti di impiego indicati nelle istruzioni per gli esercizi del FaceFormer. L’allenamento integra il trattamento e viene concordato con il team di cura.

Inizi con il FaceFormer ZERO, di materiale più morbido. Si posiziona al centro del vestibolo orale, dietro le labbra e davanti ai denti, anche se un lato è paralizzato. Nell’esercizio di base le labbra stringono il cuneo labiale per sei secondi, la punta della lingua è sul punto di riferimento dietro gli incisivi superiori, i molari serrano brevemente, poi segue una deglutizione. Tre volte al giorno, iniziando con poche ripetizioni. Dopo un ictus, prima della prima deglutizione durante l’allenamento fai chiarire dal logopedista se e come puoi deglutire, perché andare di traverso spesso passa inosservato.

Dalla settimana 3 circa si aggiunge la trazione in direzioni variabili, che le istruzioni per gli esercizi indicano anche per le paralisi di labbra e lingua. Quali direzioni e quante sessioni è meglio concordarlo con il tuo studio. L’app gratuita FaceFormer guida gli esercizi di base.

01

Deglutire solo dopo il via libera

In caso di disturbo della deglutizione, il logopedista chiarisce prima se e come puoi deglutire durante l’allenamento.

02

Pensare anche alla mano

Se un braccio è indebolito, tiri con la mano più forte oppure all’inizio esegui solo l’esercizio di base. I familiari aiutano a inserire il dispositivo, ma non tirano loro. Chi non riesce a seguire le istruzioni in modo sicuro si esercita solo con un accompagnamento.

03

Tenere d’occhio la saliva

All’inizio la saliva può raccogliersi in quantità maggiore. Tieni a portata di mano un fazzoletto e deglutisci solo come ha stabilito il logopedista.

04

Usare lo specchio

Davanti allo specchio vedi se entrambe le metà della bocca avvolgono il cuneo.

05

La notte previo accordo

Se e da quando portare lo ZERO di notte lo decidi con il tuo team di cura.

06

Mettere in conto la pazienza

Perché gli schemi diventino automatici, il manuale degli esercizi calcola da sei a dodici mesi di allenamento.

Familiari

Per i familiari: accompagnare, non sostituirsi

Dopo un ictus i familiari sono spesso i partner di allenamento più importanti. Il loro sguardo e la loro pazienza contano molto.

Brevi sessioni a orari fissi funzionano meglio di lunghe sedute. Aiuta a inserire e tenere il dispositivo quando la mano non collabora ancora, ma lascia il lavoro alle labbra. Loda ogni progresso, anche una deglutizione che riesce più facilmente.

Mentre si mangia, si beve e ci si esercita, fai attenzione a tosse, schiarimenti di voce o a una voce umida e gorgogliante. Sono segnali che qualcosa è finito nelle vie aeree. Anche senza tosse qualcosa può finire nelle vie aeree. Se si aggiungono affanno, febbre ricorrente o una polmonite, l’allenamento va sospeso e lo chiarite con il logopedista e lo studio medico.

Vicinanza e pazienza fanno parte della riabilitazione.
Vicinanza e pazienza fanno parte della riabilitazione.
01

Sedere eretti

Per mangiare, bere ed esercitarsi stare seduti dritti, con la testa in equilibrio sopra il tronco.

02

Controllare la bocca

Dopo aver mangiato, controllare se sono rimasti residui nella tasca della guancia.

03

Curare bocca e naso

Una buona igiene orale e un naso libero alleggeriscono mucose e vie aeree.

Trovi gli studi che lavorano con la terapia FaceFormer nell’elenco dei terapisti. Come è strutturata la terapia e quanto dura lo trovi in Svolgimento e durata.

Domande

Domande frequenti

Si può allenare una paralisi facciale dopo un ictus?

In una paralisi dopo un ictus muscoli e nervi del viso di regola sono conservati; a essere disturbato è il controllo da parte del cervello. Il sistema nervoso può imparare di nuovo attraverso un esercizio mirato e frequente. Fin dove le funzioni si riorganizzano dipende dalla sede e dall’entità del danno. Un risultato non si può promettere.

Posso usare il FaceFormer in caso di disturbo della deglutizione dopo un ictus?

Sì, come integrazione e in accordo con il team di cura, non appena il logopedista dà il via libera alla deglutizione durante l’allenamento. L’obiettivo è allenare di nuovo lo schema di deglutizione corretto.

Quando posso iniziare l’allenamento dopo un ictus?

Quando la causa è stata chiarita e il tuo team di cura è d’accordo. Nella fase acuta conta la sicurezza; in riabilitazione e dopo, l’esercizio quotidiano. Il cervello resta capace di imparare anche mesi dopo l’ictus. Quanto cambierà non si può promettere.

In quale direzione tiro in caso di paralisi su un lato?

Secondo le istruzioni per gli esercizi, nell’esercizio di trazione in direzioni variabili verso il lato sano. Spesso lo studio combina più direzioni. Il FaceFormer resta al centro, e tiri solo con la forza che le labbra riescono a sostenere.

Che cosa fare in caso di perdita di saliva dopo un ictus?

Di solito non si produce troppa saliva: viene deglutita troppo di rado, e manca la chiusura delle labbra. La perdita di saliva va prima valutata dal logopedista e dal medico; anche i farmaci possono avere un ruolo. L’allenamento della chiusura della bocca e dello schema di deglutizione interviene sulla funzione. In un piccolo lavoro svedese persone con paralisi facciale hanno riferito meno fuoriuscita di saliva dopo un allenamento delle labbra con un altro dispositivo.

Qual è la differenza tra disartria e afasia?

Nella disartria il linguaggio nella mente è intatto, ma labbra, lingua e velo palatino non eseguono più con precisione i suoni. Nell’afasia è disturbato il trovare, formare o comprendere il linguaggio, spesso anche leggere e scrivere. Entrambe possono comparire insieme dopo un ictus.

Qual è la differenza rispetto alla paralisi del nervo facciale?

Nell’ictus il disturbo si trova nel cervello; sono colpite soprattutto bocca e guancia, mentre la fronte di regola resta mobile. È un indizio, non un test da fare da soli. Nella paralisi facciale periferica è colpito il nervo facciale stesso, e tutta la metà del viso non funziona. Di più nell’articolo sulla paralisi facciale.

Quale FaceFormer scelgo dopo un ictus?

Inizi con lo ZERO, di materiale più morbido. Il ONE ha le stesse dimensioni e la stessa forma ed è solo di materiale più rigido. Se e quando passare al ONE di giorno dipende da quanto bene le labbra tengono il cuneo.

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Come proseguire

Dr. Klaus-Jürgen Berndsen
Dr. Klaus-Jürgen BerndsenIdeatore della terapia FaceFormer. Base dei contenuti: il libro «Trust the Triad». Aggiornato a: settembre 2026.

Fonti

  1. Flowers HL, Silver FL, Fang J, Rochon E, Martino R (2013). The incidence, co-occurrence, and predictors of dysphagia, dysarthria, and aphasia after first-ever acute ischemic stroke. Journal of Communication Disorders 46(3):238-248. PMID 23642855. Fonte
  2. Kleim JA, Jones TA (2008). Principles of experience-dependent neural plasticity: implications for rehabilitation after brain damage. Journal of Speech, Language, and Hearing Research 51(1):S225-S239. PMID 18230848. Fonte
  3. Martino R, Foley N, Bhogal S, Diamant N, Speechley M, Teasell R (2005). Dysphagia after stroke: incidence, diagnosis, and pulmonary complications. Stroke 36(12):2756-2763. PMID 16269630. Fonte
  4. Wertsén M, Stenberg M (2020). Training lip force by oral screens. Part 3: Outcome for patients with stroke and peripheral facial palsy. Clinical and Experimental Dental Research 6(3):286-295. PMID 32301276. Fonte
  5. Mehrholz J, Kugler J, Pohl M, Elsner B (2025). Electromechanical-assisted training for walking after stroke. Cochrane Database of Systematic Reviews 5:CD006185. PMID 40365867. Fonte
  6. Hägg M, Anniko M (2008). Lip muscle training in stroke patients with dysphagia. Acta Oto-Laryngologica 128(9):1027-1033. PMID 19086198. Fonte
  7. Robbins J, Kays SA, Gangnon RE, Hind JA, Hewitt AL, Gentry LR, Taylor AJ (2007). The effects of lingual exercise in stroke patients with dysphagia. Archives of Physical Medicine and Rehabilitation 88(2):150-158. PMID 17270511. Fonte
  8. Fabricius J, Kothari SF, Kothari M (2021). Assessment and rehabilitation interventions for central facial palsy in patients with acquired brain injury: a systematic review. Brain Injury 35(5):511-519. PMID 33645363. Fonte

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