
Articolo specialistico sulla lingua
Posizione di riposo della linguaPerché la lingua ha bisogno di un riferimento
Lingua al palato, ma in quale punto e con quanta forza? Qui scopri dove va la punta della tua lingua, perché una «posizione di riposo» rigida in questo senso non esiste e come la posizione di riferimento della lingua si instaura attraverso respirazione, deglutizione ed equilibrio della testa.
Ti suona familiare?
Dov’è la tua lingua quando non ci pensi?
Cosa vale per te?
Tocca ciò che vale per te.
Se valgono due o più punti, conviene guardare più da vicino la tua posizione di riferimento della lingua. Insieme, questi segnali indicano spesso che la punta della lingua non trova in modo affidabile il suo punto di riferimento sul palato o viene mantenuta con la forza invece che all’interno di uno schema. Entrambe le cose si possono allenare.
Dove va la punta della linguaPerché premere non è l’obiettivoL’essenziale in breve
- Una «posizione di riposo della lingua» rigida non esiste, perché la lingua viene continuamente riadattata dal sistema nervoso.
- Parliamo di posizione di riferimento della lingua, in cui la punta della lingua si trova sulla piccola sporgenza dietro gli incisivi superiori e il dorso della lingua si appoggia al palato durante la deglutizione.
- Questa posizione non nasce premendo, ma come schema di respirazione, deglutizione ed equilibrio della testa, e gli schemi si possono allenare.
Video
Posizione di riposo della lingua: esiste davvero?
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Il termine
Che cosa si intende per «posizione di riposo della lingua»
Chi cerca «posizione di riposo della lingua» o «posizione della lingua» vuole di solito sapere dove deve stare la lingua quando non si sta parlando, mangiando o deglutendo.
Il termine «posizione di riposo della lingua» proviene dalla terapia miofunzionale. Tutti capiscono che cosa si intende, eppure la parola è fuorviante, perché la lingua non è mai a riposo. Cambia posizione a ogni movimento della testa, con la respirazione e con la forza di gravità, e il sistema nervoso la riadatta continuamente. Per questo parliamo di posizione di riferimento della lingua.
Dove si trova la tua lingua in questo momento?
Il cuore del tema
Perché posizione di riferimento invece che di riposo
Sulla mandibola si può misurare particolarmente bene che cosa si nasconde dietro un presunto riposo. Per la lingua vale lo stesso principio, in modo ancora più marcato.
La mandibola non poggia sulle sue articolazioni. È sospesa in un sistema di muscoli, in equilibrio tra muscoli elevatori, abbassatori e forza di gravità. L’odontoiatria chiama «posizione di riposo» la posizione con le arcate dentali leggermente aperte. Quanto poco riposo ci sia, lo mostrano le misurazioni dell’attività elettrica dei muscoli.
distanza media tra le arcate dentali quando la «posizione di riposo» viene determinata clinicamente, misurata su 40 persone1
distanza media al minimo effettivo dell’attività muscolare, nello stesso studio1
apertura oltre la quale l’attività del massetere e del muscolo temporale cala nettamente1
mostravano nel muscolo temporale un’attività persistente di singole unità motorie anche nella «posizione di riposo»2
Anche nell’intervallo più favorevole, quindi, il lavoro dei muscoli non si ferma. Un gruppo di ricerca dell’Università di Dundee ha inoltre mostrato che questa attività residua cala ulteriormente, in modo misurabile, sotto ipnosi. Gli autori ne concludono che una parte di essa è di origine biologica3. Ciò che lì si misura non è immobilità. È uno stato di riferimento continuamente riadattato.
La lingua non ha un luogo fisso. Ha un punto di riferimento.Il suo punto di contatto esatto cambia con la fase respiratoria, l’equilibrio della testa e il compito. Costante resta la relazione con il palato anteriore.
Nella lingua si aggiunge il suo principio costruttivo. Non ha uno scheletro e si muove modificando la propria forma, a volume quasi invariato. Ricercatori di Grenoble hanno spostato meccanicamente la lingua dalla sua posizione durante il parlato. I punti di misura sulla lingua non tornavano al loro luogo precedente, ma alla forma necessaria per il suono che si stava producendo4. Protetto non era il luogo, ma la funzione.
Come una barca al pontile
Una barca al pontile non sta mai del tutto ferma. Si alza e si abbassa con le onde e ruota un po’ con il vento, eppure resta al suo posto, perché le cime mantengono la relazione con il pontile. In modo simile la punta della lingua attracca al palato anteriore, mentre il resto della lingua si adatta a respirazione, equilibrio della testa e compito.
«Posizione di riposo della lingua» non indica quindi un punto in cui si tiene ferma la lingua, ma un riferimento a cui essa ritorna da sola dopo ogni deglutizione. Questo ritorno è uno schema motorio memorizzato. Nasce dalla ripetizione, a ogni deglutizione e a ogni respiro, e per questo si può allenare. Chi invece esercita una «posizione di riposo» statica allena un fermo immagine. Secondo noi questo spiega perché alcuni programmi rinforzano la lingua e il pavimento della bocca senza che lo schema di deglutizione cambi.
Filmato 3D
La strada verso il punto di riferimento
L’animazione mostra in dieci secondi, in sezione laterale, dove va la punta della lingua.
Il punto
Dove va esattamente la punta della lingua
Tasta con la punta della lingua dietro gli incisivi superiori e scivola un poco all’indietro. Dopo pochi millimetri senti una piccola sporgenza morbida sul palato. È la papilla incisiva, letteralmente la piccola sporgenza presso gli incisivi. Lì si appoggia la punta della lingua, senza toccare i denti e senza premere.
Il resto del corpo della lingua non devi posizionarlo consapevolmente. Durante la deglutizione si appoggia al palato dal davanti all’indietro, e con la bocca chiusa e la respirazione nasale una leggera pressione negativa lo tiene lì.

Perché proprio questo punto? Tra le regioni della bocca esaminate, la papilla incisiva contiene il maggior numero di sensori fini del tatto e della pressione, mentre le fibre del dolore sono rare5. Anche il resto del palato duro è dotato di sensori, la cui disposizione ricorda i polpastrelli6. Dall’altra parte c’è la punta della lingua, essa stessa un organo di misura altamente sensibile.
dimensione media dei campi recettivi dei sensori tattili fini della lingua, registrata sul nervo linguale umano. Tutti i fasci nervosi esaminati arrivavano fino alla punta della lingua7
soglia di stimolo più bassa misurata per questi sensori, cioè un contatto appena percettibile7
Per questo chiamiamo questo punto il punto di riferimento. Il contatto fornisce al sistema nervoso un riferimento aptico, una sorta di corrimano su cui si orientano deglutizione, respirazione e linguaggio.
All’inizio concentrati solo sulla punta della lingua, il resto della lingua segue da solo durante la deglutizione. Se all’inizio la punta scivola via dal punto, è normale. Solo non deve premere contro i denti.
Deglutizione
Che cosa fa la lingua durante la deglutizione
Il contatto della punta della lingua con il punto di riferimento non è ancora tutta la posizione di riferimento della lingua. Diventa completa solo con la deglutizione. Allora la lingua si solleva verso il palato dal davanti all’indietro, sezione per sezione, e spinge saliva o cibo all’indietro, un po’ come un pollice che spreme un tubetto di dentifricio8. Questo avviene molte centinaia fino a mille volte al giorno9.
Dopo la deglutizione la lingua non resta in alto grazie alla forza. Le labbra si toccano morbidamente, la lingua mantiene il contatto con il palato, la respirazione passa dal naso. La cavità orale si trova allora in leggera pressione negativa, che tiene lì la lingua.
Se la lingua cade verso il basso, la bocca deve essere sigillata davanti, senza un appoggio interno. Da una posizione stabile nasce lavoro di tenuta per labbra e mento.

La triade
Perché la posizione di riferimento della lingua conta tanto
La lingua si trova al centro delle tre funzioni di base: respirazione, deglutizione ed equilibrio della testa. Il modo in cui si posiziona determina le condizioni per tutte e tre.
Respirazione
Se la lingua è appoggiata al palato, la bocca resta chiusa senza sforzo e l’aria passa attraverso il naso. Allo stesso tempo la lingua forma una parte della parete delle vie aeree superiori. Se è in posizione bassa e non è integrata in respirazione e deglutizione, durante il sonno restringe più facilmente la faringe. Con la respirazione orale la resistenza delle vie aeree superiori durante il sonno è nettamente più alta che con la respirazione nasale10.
Deglutizione
Il contatto della punta della lingua con il punto di riferimento è il punto di partenza del movimento di deglutizione. Da lì il dorso della lingua costruisce la pressione contro il palato. Se cambia il contatto iniziale, cambia la sequenza, a ogni singola deglutizione.
Equilibrio della testa
La lingua lavora sul pavimento della bocca, e questo è appeso all’osso ioide, un osso senza articolazioni. In 40 persone sane la posizione dell’osso ioide cambiava in modo misurabile non appena la testa era spostata in avanti11.
Secondo noi, quindi, una posizione di riferimento della lingua mancante di regola non è un fatto isolato. Fa parte di uno schema in cui respirazione, deglutizione ed equilibrio della testa perdono insieme l’equilibrio. Questo sistema funzionale triadico sta all’inizio di molte catene causali.
Manca il riferimento
La punta della lingua è in basso, il contatto con il palato manca. Spesso tutto inizia con la respirazione orale nell’infanzia.
Il feedback si affievolisce
Senza contatto, lingua e palato non ricevono stimoli. Con il tempo il cervello quasi non si aspetta più segnali da lì.
Altri muscoli subentrano
Labbra, muscolo del mento, pavimento della bocca e muscoli masticatori si fanno carico di sigillatura e sostegno. Da una posizione di base tranquilla nasce lavoro di tenuta.
Lo schema si consolida
A ogni deglutizione la soluzione di compenso viene ripetuta e rafforzata.
I disturbi diventano visibili
Spinta linguale, bocca aperta, malposizioni dentali, muscoli di mascella e collo contratti oppure, di notte, russamento e pause respiratorie possono trovarsi alla fine di questa catena.
Secondo noi il russamento e l’apnea ostruttiva del sonno sono di regola lo stadio finale notturno di uno schema che inizia di giorno. In un’analisi di 9 studi con 120 adulti, esercizi per lingua, palato e faringe hanno ridotto le pause e gli appiattimenti respiratori in media da 24,5 a 12,3 per ora di sonno14. Gli studi non riguardavano il FaceFormer. Mostrano però che il tono delle vie aeree si può allenare. Approfondisci nell’articolo Russamento e apnea notturna.
Tensione della lingua
Non conta il punto, conta la forma
Poiché la lingua cambia continuamente posizione, ha più senso guardare a forma e tensione che a un luogo. Parliamo di tensione fisiologica della lingua, una tensione di base equilibrata in cui la lingua mantiene la sua forma e può adattarsi liberamente. Se lo schema si discosta, parliamo di discinesia linguale.
Bassa e piatta
La lingua giace nella mandibola, la punta in basso dietro gli incisivi. Manca il contatto con il palato, labbra e mento si fanno carico della sigillatura.
Equilibrata
La punta della lingua si trova sul punto di riferimento, il dorso della lingua si appoggia largo al palato durante la deglutizione. La tensione basta appena a mantenere la forma. Questa è la tensione fisiologica della lingua.
Premuta
La lingua viene premuta con forza contro il palato o contro i denti. Altri muscoli si tendono insieme, spesso pavimento della bocca, mento o mandibola.
Una tensione di base rimane anche durante il sonno, anche se più debole che da svegli. La muscolatura scheletrica viene in gran parte disattivata solo nel sonno dei sogni, il sonno REM. Come ciò avvenga lo ha mostrato uno studio dell’University of Toronto sulla muscolatura masticatoria dei ratti: i neurotrasmettitori GABA e glicina inibiscono le cellule nervose di controllo e disattivano in modo mirato l’attività muscolare13. Al di fuori di queste fasi la muscolatura mantiene la sua tensione di base, anche quella della lingua.
Come il dorso della mano sul tavolo
Se appoggi la mano sul tavolo con il dorso in giù, le dita restano leggermente flesse e il palmo leggermente incurvato, senza che tu faccia nulla. La mano mantiene da sola una forma di base. Allo stesso modo la lingua mantiene la sua forma anche senza tensione volontaria. Solo nel sonno REM questa tensione diminuisce in gran parte.
«Spinta linguale», «deglutizione atipica» o «interposizione linguale» descrivono per lo più lo stesso quadro. Durante la deglutizione la punta della lingua spinge contro o tra gli incisivi, invece di appoggiarsi al punto di riferimento. Secondo noi si tratta di regola di una soluzione di compenso, perché una lingua bassa deve sigillare la deglutizione davanti, ai denti.
Anche le impronte dei denti sul bordo della lingua vengono spesso attribuite a una lingua troppo grande. La lingua però mantiene in gran parte il suo volume, ciò che cambia è la sua forma. Se giace bassa e larga, lo stesso volume preme lateralmente contro le arcate dentali. Le impronte mostrano allora dove si trova la lingua.

Inquadramento
Mewing, esercizi per la lingua e terapia miofunzionale
Con la parola chiave «mewing» si diffonde il consiglio di appoggiare la lingua piatta al palato e premerla lì in modo mirato durante il giorno, spesso con la speranza di una linea del mento più marcata. La punta della lingua sul palato anteriore è in linea di principio descritta correttamente. La differenza sta nel fatto che nel mewing la posizione viene mantenuta, mentre nell’allenamento FaceFormer nasce dalla sequenza di movimento.
Secondo noi una pressione prolungata e statica della lingua contro il palato non è uno stato naturale. Chi preme con forza la punta della lingua verso l’alto, senza che ciò sia integrato in deglutizione e respirazione, sollecita spesso anche muscolo del mento, pavimento della bocca e muscoli mandibolari. La forza non è l’obiettivo, conta lo schema.
Premere la lingua contro il palato (mewing)
- Mantiene una posizione in modo consapevole e con forza
- Agisce soprattutto sulla lingua
- Deglutizione, respirazione nasale ed equilibrio della testa non vengono coinvolti in modo mirato
- Più pressione è considerata più progresso
Allenamento FaceFormer
- La lingua trova la sua posizione attraverso deglutizione e pressione negativa
- Esercita chiusura delle labbra, lingua, respirazione nasale ed equilibrio della testa in un’unica sequenza
- L’obiettivo è uno schema che si svolga senza pensarci
- Contano ripetizione e precisione, non forza
Entrambi gli approcci prendono sul serio la lingua. Si differenziano per il fatto che la posizione venga mantenuta o appresa come schema.
Anche la classica terapia miofunzionale, in breve MFT, parte da un’idea di base corretta, perché le funzioni modellano le strutture. Molti programmi però allenano singoli movimenti. Esercizi isolati della lingua, come la pressione contro una spatola, allenano un movimento singolo al di fuori del contesto della deglutizione. La lingua è collegata, tramite pavimento della bocca e osso ioide, alla mandibola, alla faringe e all’equilibrio della testa. Se spinge contro una resistenza, il cervello riceve un segnale della lingua senza la sequenza di deglutizione a cui appartiene.
Secondo noi così il muscolo diventa più forte, ma lo schema non diventa più ordinato. Nello studio comparativo di Amburgo con la terapia miofunzionale senza dispositivo, nel gruppo FaceFormer la lingua era più spesso appoggiata al palato durante la deglutizione e la chiusura della bocca si instaurava più rapidamente. La forza delle labbra è aumentata in entrambi i gruppi, la differenza l’ha fatta lo schema di deglutizione15. La terapia FaceFormer non è quindi una MFT classica. Allena respirazione, deglutizione ed equilibrio della testa contemporaneamente in un’unica sequenza.
La precisione non nasce prima dello schema, ma nello schema.La deglutizione è una sequenza accoppiata di lingua, palato, labbra, mascella e respirazione. È lì che la lingua impara il suo compito.
Allenamento
Allenare la posizione di riferimento della lingua
Pensarci soltanto non basta. Appena l’attenzione è altrove, torna il vecchio schema. Che la punta della lingua possa diventare più precisa sul palato anteriore lo mostra uno studio di Aalborg. Diciotto persone dovevano raggiungere con la punta della lingua delle aree del palato: davanti colpivano più rapidamente e con più precisione, e in tre giorni di esercizio sono migliorate nettamente12.
Nell’allenamento FaceFormer la posizione di riferimento della lingua nasce dalla sequenza stessa. Il FaceFormer si trova nel vestibolo orale, davanti ai denti e dietro le labbra. La punta della lingua è sul punto di riferimento, respiri dal naso, la testa è eretta e in equilibrio.
Nell’esercizio di base stringi il cuneo labiale con le labbra, mordi brevemente con i molari e deglutisci una volta. La pressione negativa aspira la lingua contro il palato. Poi rilassi le labbra, la punta della lingua resta dov’è.
All’inizio la punta della lingua preme spesso contro il punto di riferimento più del necessario. Finché una posizione è insolita, usi inconsapevolmente più forza per mantenerla. Con la pratica e l’automatizzazione la pressione di regola diminuisce. Decisivo è che la punta della lingua si trovi nel punto giusto e sia orientata correttamente, non quanto forte prema.
Nell’esercizio di trazione tiri inoltre in avanti il cuneo labiale con pollice e indice, solo con la forza con cui le tue labbra riescono a trattenerlo. La pressione negativa nella bocca aumenta, e durante la deglutizione la punta della lingua resta il punto fisso da cui parte l’intera sequenza.
Nel clip è visibile il genioglosso, il muscolo più grande della lingua. Si inserisce all’interno del mento, tira la lingua in avanti e verso l’alto e qui lavora insieme a labbra, pavimento della bocca e respirazione.
- Dal giorno 1
Esercizio di base
Tre volte al giorno per pochi minuti con il FaceFormer ZERO, le ripetizioni le aumenti settimana dopo settimana.
- Da circa la settimana 3
Esercizio di trazione e notte
Si aggiunge l’esercizio di trazione. Di notte porti il FaceFormer ZERO, non appena l’esercizio di base è consolidato.
- Dopo alcune settimane
Passaggio al ONE
Di giorno ti alleni con il FaceFormer ONE. Ha la stessa dimensione e forma dello ZERO, solo di materiale più rigido.
- Da circa la settimana 6
Moduli avanzati
A seconda delle necessità si aggiungono altri moduli, ad esempio la rotazione per l’equilibrio della testa.
- Nell’arco di mesi
Lo schema si svolge da solo
Perché le nuove sequenze si svolgano senza pensarci, il manuale degli esercizi calcola da sei a dodici mesi.
L’app FaceFormer gratuita guida gli esercizi di base, tutti i moduli li trovi nelle pagine degli esercizi. Per i bambini vale un piano di esercizi proprio, approfondisci in FaceFormer per bambini.
Vita quotidiana
La posizione di riferimento della lingua nella vita quotidiana
Appoggiare invece di premere
La punta della lingua tocca il punto di riferimento, non preme. Se senti tensione nel pavimento della bocca, nel mento o nella nuca, è troppo.
Denti sospesi
Tranne quando mastichi e deglutisci, i denti restano leggermente separati. Se ti sorprendi a serrarli, separa i denti e appoggia la punta della lingua.
Labbra chiuse, naso aperto
Le labbra si toccano morbidamente, l’aria passa dal naso. Con la bocca chiusa e la respirazione nasale la pressione negativa tiene la lingua al palato quasi da sola.
Brevi controlli durante il giorno
Associa un breve sguardo interiore a qualcosa che fai spesso, ad esempio sbloccare il telefono. Dov’è la punta della lingua, respiri dal naso?
Equilibrio della testa davanti allo schermo
Sistema schermo e sedia in modo che la testa sia in equilibrio sopra il corpo e non scivoli in avanti.
Pazienza con la deglutizione
Se all’inizio deglutire durante l’allenamento è difficile, deglutisci inizialmente solo a ogni seconda ripetizione.
Aumentare con cautela
Se dopo l’allenamento senti tirare nella lingua, nel pavimento della bocca o nella nuca, riduci le ripetizioni nell’app e aumenta più lentamente. La forza non è l’obiettivo.
Domande
Domande frequenti
Qual è la corretta posizione di riposo della lingua?
Si intende la posizione della lingua quando non parli, non mangi e non deglutisci. La punta della lingua si trova sulla piccola sporgenza dietro gli incisivi superiori, senza toccare i denti, il dorso della lingua aderisce in tutta la sua larghezza al palato. Le labbra sono chiuse morbidamente, i denti leggermente separati. Poiché la lingua non è mai del tutto a riposo, parliamo di posizione di riferimento della lingua.
Dove si trova esattamente la posizione giusta della punta della lingua?
Sulla papilla incisiva, una piccola sporgenza morbida del palato pochi millimetri dietro gli incisivi superiori. Fai scivolare la punta della lingua dal retro degli incisivi un poco all’indietro. Lì si appoggia, senza premere.
Devo premere forte la lingua contro il palato?
No. La posizione di riferimento della lingua non è uno sforzo. Premere a lungo, secondo noi, mette in tensione anche pavimento della bocca, mento e mandibola e disturba piuttosto lo schema naturale. La punta della lingua si appoggia, il resto si ottiene con la deglutizione e la pressione negativa.
Qual è la differenza tra il mewing e l’allenamento FaceFormer?
Entrambi prevedono la punta della lingua sul palato anteriore. Nel mewing la lingua viene mantenuta in questa posizione in modo consapevole e con forza. Nell’allenamento FaceFormer la posizione nasce dalla sequenza di chiusura delle labbra, respirazione nasale, deglutizione ed equilibrio della testa. L’obiettivo è uno schema che si svolga senza pensarci, non una pressione il più forte possibile.
Che cosa significano spinta linguale e deglutizione atipica?
Entrambi i termini descrivono il fatto che durante la deglutizione la lingua spinge in avanti contro o tra gli incisivi, invece di appoggiarsi al palato. Si parla anche di interposizione linguale. Secondo noi si tratta di regola di una soluzione di compenso quando la lingua è bassa, perché la deglutizione deve allora essere sigillata davanti, ai denti.
Perché la mia lingua ha impronte dei denti sul bordo?
Le impronte dei denti sul bordo della lingua indicano spesso che la lingua giace bassa e larga nella mandibola e preme lateralmente contro le arcate dentali. Una lingua realmente ingrossata è rara e ha in tal caso una malattia di base riconoscibile.
La terapia FaceFormer è una terapia miofunzionale?
Non nel senso classico. La terapia miofunzionale allena spesso singoli movimenti di lingua e labbra, per esempio la pressione contro una spatola. Secondo noi questo rende il muscolo più forte, ma non rende lo schema più ordinato. La terapia FaceFormer allena respirazione, deglutizione ed equilibrio della testa contemporaneamente in un’unica sequenza, e la lingua è una parte dello schema. Se sei già in trattamento logopedico o miofunzionale, puoi parlarne lì.
La muscolatura della lingua si rilassa completamente durante il sonno?
No. Durante il sonno la tensione muscolare diminuisce, ma una tensione di base rimane, anche nella lingua. Solo nel sonno dei sogni, il sonno REM, il sistema nervoso disattiva in gran parte l’attività della muscolatura scheletrica. Queste fasi si ripetono più volte per notte e ogni volta passano.
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Come proseguire

Fonti
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L’allenamento FaceFormer mira a riportare le funzioni di base respirazione, deglutizione ed equilibrio della testa a un assetto fisiologico, con chiusura della bocca e posizione di riferimento della lingua, e crea così il presupposto perché i disturbi possano migliorare. Non sostituisce una valutazione medica. Terapiste e terapisti vicino a te li trovi nell’elenco dei terapisti.









